Lettera alla tua Terra


Nel cassetto della mia scrivania ho riscoperto da poco una vecchia foto che non sapevo neanche di avere. Ritrae una piccola bambina dai capelli biondi. Più guardo il suo viso più mi diventa estraneo, come se non fosse il mio. E ad un tratto nella mia stanza c’è un odore familiare. Dopo una frazione di secondo sparisce, ma dura quanto basta per farmi ragionare.
A Castel del Rio, in provincia di Bologna, negli anni ’80, giocavo sul pavimento della cucina mentre la Signora Donattini faceva la pasta fresca. C’era odore di pane nell’aria e la radio rantolava le canzoni popolari. Nel tardo pomeriggio andavo fuori, dove gli anziani chiacchieravano davanti ai loro caffè, seduti su sedie dal telaio in ferro e corde di plastica. In nessun altro paese ho mai visto queste sedie che d’altronde trovo sempre bellissime, forse perché ho una predilezione per le cose lontane nel tempo.

Vent’anni dopo sono a Napoli, in mezzo a una piazza in cui c’è un gruppo di ragazzi travestiti da clown, che camminano su alti trampoli. Adoro ripensare a tali momenti, credo persino che sia grazie a quei ragazzi che posso ancora ridere della realtà. L’umorismo è un intero mondo parallelo, no? Ti fa dimenticare dove vivi. Alzo il bavero della giacca e mi avvio verso uno dei bar. Il caffè mi cava le scarpe, sono abituata a bere il caffè „alla tedesca“, quello che viene deriso in Italia perché è una broda lunga. Ho bisogno di molto zucchero e temo che nella tazza ci sia comunque più zucchero che altro. La prima cosa che ho comprato quando mi sono installata a Roma è stata una french press, un bricco a stantuffo. „Il segreto per preparare un caffè eccellente“ dicono nella pubblicità, e posso solo aggiungere che è la verità. Mentre filosofeggio sul caffè, improvvisamente mi rendo conto che mi sono servita di uno stereotipo, visto che i tedeschi amano parlare della pizza margherita, del caffè e del sanbittèr, mentre gli italiani criticano quei turisti che si mettono i sandali con i calzini bianchi da tennis.
Nel bar c’è un casino assurdo. Tutti sembrano conoscersi ed è proprio questo che amo del Sud. La gente è incredibile. Se vieni in Germania constaterai che nei bar ognuno si cerca un posto tranquillo dove può leggere il giornale o guardare nel vuoto. Aspetto il giorno in cui mi mancherà quel silenzio, poi ti faccio sapere.

Mi ricordo una serata a casa di amici. Eravamo seduti a tavola e qualcuno mi fece la domanda come la penso sulla politica italiana. Pochi giorni prima, Silvio Berlusconi aveva affermato che gli studenti con le loro manifestazioni nelle università degraderebbero il bene pubblico. Voglio essere sincera, la verità non ha bisogno di fronzoli. A Napoli un tassista mi ha fatto vedere la sua cartella della spazzatura, arrabbiandosi parecchio. Ho letto e proprio in quel momento ho realizzato quanto sia in declino l’Italia. L’Amministrazione rappresenta una delle fondamenta democratiche, e – sembrerà cosa strana – anche una semplice cartella della spazzatura dovrebbe essere soggetta alle regole del diritto pubblico. A quanto pare, qualcuno ha smesso di giustificare i suoi interventi nei diritti dei cittadini e questo qualcuno è nientemeno che lo Stato. Basta leggere la cronaca per capire che molti politici conoscono il reato di concussione non solo da un manuale sulla sensibilizzazione alla corruzione.
La corsa in taxi è stata breve; confesso di aver fatto un pensierino per allungarla scegliendo una nuova destinazione; così avrei potuto avere più tempo per approfondire la conversazione con il conducente, ma alla fine ho desistito e sono scesa dal taxi, perche nemmeno la durata di un viaggio fino a San Pietroburgo sarebbe stato sufficiente a chiarire l’argomento.

Nel frattempo il barista mi ha servito il secondo caffè. Ogni volta giuro a me stessa che sarà l’ultimo. Fuori ha cominciato a piovere e perciò decido di rimanere ancora un attimo. Accanto a me c’è una ragazza con kefiah e chiodo. Dopo un sorriso timido abbiamo iniziato a chiacchierare. Visto che parlo con accento straniero vuole sapere se sono a Napoli per vacanze. Rispondo che abito da poco in Italia e perciò si incuriosisce e comincia a pormi molte domande. Ho però difficoltà a rispondere sinceramente. In Marocco dicono „portare il cuore sulla lingua“ quando qualcuno ha l’abitudine di raccontare i suoi affari personali a semisconosciuti. E’ stata la rabbia a farmi venire a viverci. E anche l’amore di questo paese.

La Costiera amalfitana non mi ha incantata per nulla quando ci sono stata la prima volta. Ero venuta a fotografare il paesaggio per un libro di viaggio sull’Italia e tra i punti nell’agenda c’erano una visita delle città lungo la costa e le isole Procida, Ischia e Capri. Affittando una stanza a Sorrento alla fine dell’anno 2006 avevo scansato le migliaia di turisti da cui fuggo proprio volentieri. Per fortuna non si vede nelle foto che faceva un freddo cane. Avevo molto lavoro e poco tempo e perciò cominciavo ogni giorno al mattino presto, avvolta in una sciarpa e con un grande cappuccino. Non sapevo ancora parlare italiano e così ero totalemente inerme di fronte a un conto di diciassette euro e cinquanta che mi hanno fatto pagare per la colazione. Mi si allarga il cuore quando penso al momento che ha compensato quel soggiorno pagato caro. Stavo davanti al banco di un bar a Roma e probabilmente ho pensato ad alta voce se prendere un tiramisù oppure un cappuccino. Non avevo abbastanza soldi nel portafoglio e quindi dovevo fare una scelta. Dopo qualche minuto una donna mi ha servito il tiramisù. Con cappuccino. L’ho avvertita che avevo ordinato solo il tiramisù. Lo so, ha detto sorridendomi, ma è un regalo.
Fotografare può essere un lavoro faticoso. Alla fine di un giorno hai un sacco di rullini sprecati e svilupparli richiede attenzione anche se hai tutto, tranne pazienza. Personalmente adoro la fotografia di uomini in bianco e nero, ma a proposito del libro di viaggio mi era stato chiesto di fotografare l’azzurro del mare, le romantiche case e i giardini pieni di segreti. Il segreto che ho scoperto subito erano gli immondezzai tra le rocce. Dovunque abbia puntato la lente della mia Canon, sempre la sporcizia nell’immagine. Avrei potuto prenderlo alla leggera, ma ricordati che avevo già pagato diciassette euro e cinquanta per una brutta colazione.
Se ci rifletto, l’Italia ha fatto veramente molto per evitare che me ne innamorassi.

Ha smesso di piovere. Esco dal bar e cammino verso i vicoli stretti dei Quartieri Spagnoli. Napoli rammenta un romanzo di Gabriel García Márquez. Il rombo di questa città, la luce del sole tra i vecchi palazzi e la passione della musica napoletana che si sente vibrare nell’aria.
O la si ama o la si odia, è una delle frasi famose su Napoli che ho sentito innumerevoli volte, tanto dagli italiani quanto dai tedeschi. Io la amo alla follia. Ma..
Dato che preferisco perdermi, non consulto mai una carta stradale; se ho bisogno di aiuto, chiedo alla gente. Forse per questo conosco soprattutto gli angoli bui delle città in cui sono stata finora nella mia vita. Le strade ti portano dovunque, anche nelle realtà in cui la magia non esiste affato. Ormai sono passati oltre dieci anni dal mio primo soggiorno a Napoli, anni in cui niente è cambiato. Seguo il degrado e spero che verrà quel cambiamento. Ma quando? Mi siedo sul pianerottolo davanti a una casa e guardo la gente che strilla dai balconi.
Un po’ di tempo fa, durante un viaggio da Milano a Napoli, una settentrionale aveva cercato di spiegarmi perché la figlia avrebbe commesso l’errore della sua vita sposando un ragazzo del Sud. Non ho mica capito il suo ragionamento. Ogni volta che prendo il treno la gente nello scompartimento mi racconta la sua vita, senza tralasciare nemmeno il licenziamento, il divorzio e i debiti per la casa. Come mai attiro sempre i rompicoglioni?
Con la sensibilità di una sega circolare la signora di fronte a me parlava delle differenze tra Nord e Sud e la sua ostilità la si poteva intuire dietro ogni parola. Ricordo benissimo quanto fossi felice nel momento in cui mi ha accolta il caldo afoso alla stazione centrale a Napoli.

Di sera, quando la nostalgia mi prende perché sono sola in una città straniera, penso alle parole di Ernst Jünger. „Per lunghi tratti della mia vita ho vissuto nei libri piuttosto che nelle case o negli Stati. I Libri hanno il vantaggio degli appartamenti di perfetto comfort trasportabili. Così eliminano altri viaggi e appartamenti meno piacevoli.“ Ora mi trovo all’inizio di un nuovo viaggio la cui destinazione non conosco ancora. Scelgo i libri che saranno la mia casa e guardo ancora una volta la foto che ritrae la piccola bambina dai capelli biondi. Invece di riporla nel cassetto della mia scrivania, la metto in uno dei libri. Solo adesso comprendo che l’odore dell’Italia sarà per sempre nella mia vita.

Saskia Schumacher, 2010


3 responses to “Lettera alla tua Terra

  • raffrag

    Beh, ti scrivo qui le mie riflessioni, perché per me il Blog è un luogo dell’anima, mentre FB mi pare quasi un’agenda. Quando ritorno in un luogo, mi piace trovarlo incontaminato e uguale a se stesso come lo ricordo per avvertire più intensa l’emozione delle cose vissute. Forse le trasformazioni dei luoghi non mi piacciono perché mi danno la misura del tempo che passa. Ebbene, piacevolmente, a questa tua sorta di diario intimo, pare proprio che manchi la dimensione del tempo. Ciao

    • traduemondi

      Caro Raffaele, innanzitutto grazie per la tua visita! Mi fa piacere che ti sia piaciuta la mia lettera. E’ da molto tempo che non sono più stata a Castel del Rio, proprio per quel motivo come lo descrivi tu; ho paura di ritrovare un luogo diverso, una città che non assomiglia minimamente al mio ricordo…
      Ciao

  • Jacopo

    “Se ci rifletto, l’Italia ha fatto veramente molto per evitare che me ne innamorassi.”
    Il problema non è l’Italia, ma gli italiani e chi scelgono per farsi governare.
    Leggendo questa lettera sembra di essere nella tua testa e di ricordare con te ricordi sparsi di questa magnifica terra calpestata da gente che non la rispetta.

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